22 settembre 2010, ore 20.30 Casa della Musica Quartetto Prometeo
Alban Berg (1885-1935)
Streichquartett op. 3 (1910), 20'
- Langsam
- Mäßige Viertel
György Kurtág (1926)
Hommage à Mihály András - 12 Microludes op. 13 (1977-1978), 9'
Six moments musicaux op. 44 (1999-2005)
- Invocatio (un fragment)
- Footfalls
- Capriccio
- In memoriam György Sebok
- ...rappel des oiseaux... (étude pour les harmoniques) - à Tabea Zimmermann
- Les Adieux (in Janáceks Manier)
Robert Schumann (1810-1856)
Streichquartett op. 41 n. 1 (1842), 25'
- Introduzione. Andante espressivo – Allegro
- Scherzo. Presto – Intermezzo
- Adagio
- Presto
Il Quartetto Prometeo propone per il terzo concerto di Traiettorie 2010 un viaggio nella nostalgia, un viaggio nella domanda: “perché?” E lo fa con tre compositori che coprono insieme un arco di oltre centosessant’anni di musica, da uno dei campioni dell’atonalità, Alban Berg, a due ritratti del grande György Kurtág per approdare a Schumann, di cui come si sa ricorre quest’anno il bicentenario della nascita. Appartiene d’altra parte al Quartetto Prometeo un repertorio vastissimo che in poco più di tre lustri – si è formato nel 1993 dall’incontro di quattro strumentisti dell’Orchestra Giovanile Italiana – gli ha permesso di ottenere riconoscimenti prestigiosi, ugualmente motivati dall’alta tensione interpretativa su tutto il repertorio quartettistico.
Nel programma scelto per il concerto di Traiettorie alla Casa della Musica, il senso di lontananza e di frammentazione di Kurtág cala in uno dei suoi primi esperimenti sul quartetto, i famosi Microludes del 1978 dedicati al compositore Mihály András, dodici pezzi brevi che racchiudono tutta la sensibilità ungherese per la lontananza, per la malinconia, per l’essere altrove, per la frammentazione, chiuse in una struttura compatta e rigorosa ma non priva di melodia ed espressività che è senso della memoria e del passato, né di quei cambi d’umore repentini sintomo di irrequietezza insopprimibile. A distanza di un quarto di secolo, Kurtág non è cambiato: è solo diventato più saggio e scaltro, e i sei Moments musicaux del 2005 lo scoprono divertirsi e padroneggiare il quartetto così bene da saper camuffare con perizia le emozioni. Fra queste due colonne ci sono due pilastri, entrambi ermetici e interrogativi: il Quartetto op. 3 di Berg, frutto forse dell’amore per la fidanzata Helene osteggiato dal padre di lei, è un tormentoso intreccio di formule studiate eppure capaci di respirare in modo tipicamente “berghiano”; e poi Schumann, il suo primo Quartetto: contrastato, doloroso, umoroso, non meno del Kurtág di fine anni Settanta. Da un inizio quasi pastorale a un finale energico, passando per una ridda di sensazioni. Vale per Schumann, qui più che mai, ciò che diceva Rousseau: un’anima sensibile non deve aspettarsi altro sulla terra che pene e dolori.