L’UOMO DEL DESTINO
di George Bernard Shaw
con Alessandro Averone, Paola De Crescenzo, Massimiliano Sbarsi, Nanni Tormen
voce fuori campo Giancarlo Ilari
direzione Gigi Dall’Aglio
produzione Fondazione Teatro Due
L’uomo del destino è diventato nel tempo un modo di dire. The Man of Destiny è una delle quattro commedie gradevoli scritte da George Bernard Shaw tra il 1894 e il 1897, una commedia divertente congegnata come una partita a scacchi per l’intelligenza e l’astuzia dei due protagonisti, ma è anche il primo testo in cui Shaw si cimenta con un grande personaggio storico, Napoleone Bonaparte.
Shaw, Premio Nobel nel 1925, con caustica intelligenza, implacabile scetticismo temperato di ottimismo, ha denunciato la falsa coscienza borghese in drammi che apparvero "rivoluzionari". Deciso fautore di un teatro d’idee, fondato su un programma di rigenerazione sociale (si autodefinì un "predicatore travestito da saltimbanco"), illuministicamente fiducioso nella bontà e razionalità della natura umana, Shaw è stato un commediografo d'eccezione, padrone della tecnica teatrale, sempre in grado di calcolare e controllare l'effetto di ogni battuta. Delle sue commedie sopravvivono oggi la scioltezza di dialogo, l'intelligenza e vivacità del dibattito, l'acuta caratterizzazione dei personaggi, la versione moderna della settecentesca "commedia di costumi".
Sarà chiaro a questo punto che Shaw è un terrorista. Il terrore di lui è inconsueto, ed egli impiega un’arma inconsueta: lo humour. Quest’uomo inconsueto sembra essere dell’opinione che nulla vi sia di temibile al mondo se non lo sguardo calmo ed incorruttibile dell’uomo comune: di questo sguardo si deve aver paura, sempre e incondizionatamente.
Bertold Brecht, da “Ovazione per Shaw”