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Nella rassegna
Teatro Due - Stagione Teatrale 2011/2012
Enti organizzatori
Fondazione Teatro Due
Informazioni
Teatro Due - Spazio Minimo

0521 208088
www.teatrodue.org
Dove
Teatro Due Vle Basetti F. E G.l. 12 C PARMA
quando
9 e 10 marzo 2012, ore 21.00
11 marzo 2012, ore 16.00
dal 13 al 17 marzo 2012, ore 21.00
18 marzo 2012, ore 16.00

L’UOMO DEL DESTINO
di George Bernard Shaw

con Alessandro Averone, Paola De Crescenzo, Massimiliano Sbarsi, Nanni Tormen

voce fuori campo Giancarlo Ilari

direzione Gigi Dall’Aglio

produzione Fondazione Teatro Due

L’uomo del destino è diventato nel tempo un modo di dire. The Man of Destiny è una delle quattro commedie gradevoli scritte da George Bernard Shaw tra il 1894 e il 1897, una commedia divertente congegnata come una partita a scacchi per l’intelligenza e l’astuzia dei due protagonisti, ma è anche il primo testo in cui Shaw si cimenta con un grande personaggio storico, Napoleone Bonaparte.
Shaw, Premio Nobel nel 1925, con caustica intelligenza, implacabile scetticismo temperato di ottimismo, ha denunciato la falsa coscienza borghese in drammi che apparvero "rivoluzionari". Deciso fautore di un teatro d’idee, fondato su un programma di rigenerazione sociale (si autodefinì un "predicatore travestito da saltimbanco"), illuministicamente fiducioso nella bontà e razionalità della natura umana, Shaw è stato un commediografo d'eccezione, padrone della tecnica teatrale, sempre in grado di calcolare e controllare l'effetto di ogni battuta. Delle sue commedie sopravvivono oggi la scioltezza di dialogo, l'intelligenza e vivacità del dibattito, l'acuta caratterizzazione dei personaggi, la versione moderna della settecentesca "commedia di costumi". 
 
Sarà chiaro a questo punto che Shaw è un terrorista. Il terrore di lui è inconsueto, ed egli impiega un’arma inconsueta: lo humour. Quest’uomo inconsueto sembra essere dell’opinione che nulla vi sia di temibile al mondo se non lo sguardo calmo ed incorruttibile dell’uomo comune: di questo sguardo si deve aver paura, sempre e incondizionatamente.
Bertold Brecht, da “Ovazione per Shaw”