11 ottobre 2010, ore 20.30 Casa della Musica Garth Knox – Agnès Vesterman
Akira Nishimura (1953)
Sonata No. 1 "Whirl Dance" (2005)
per viola, 5'
Giacinto Scelsi (1905-1988)
Elegia per Ty (1958)
per viola e violoncello, 8'
Garth Knox (1956)
Viola Spaces [selezione]
Nine fingers – Ghosts – Up, down, sideways, round (2007)
trascrizione per viola e violoncello, 9'
Matthias Pintscher (1971)
Janusgesicht (2001)
per viola e violoncello, 10'
Marin Marais (1656-1728)
Les Folies d'Espagne (1685)
per viola d'amore e violoncello, 9'
Olga Neuwirth (1968)
...?risonanze!... (1996-1997)
per viola d'amore amplificata, 6'
Kaija Saariaho (1952)
Sept papillons (2000)
per violoncello, 10'
Garth Knox
Malor me bat (2004)
per viola d'amore e violoncello, 9'
Nel cuore dell’ottavo concerto di Traiettorie 2010 c’è un pezzo barocco. Non è la solita storia del debito del presente verso il passato, ma l’effetto del fascino senza tempo di due timbri sonori, di due strumenti, di due modi di dire le cose, di quando si dice “mi fai sognare” rispetto a quando si dice “mi divori dentro”, della viola e del violoncello insomma, e di due interpreti che sanno maneggiarli come si deve. Garth Knox torna per la ventesima edizione di Traiettorie, lui che di Traiettorie è stato più volte uno dei più entusiasmanti ospiti, questa volta insieme a una violoncellista che da quattro anni divide con lui un’avventura interpretativa sfociata in numerosi concerti e in registrazioni memorabili, la francese Agnès Vesterman.
Non che Les Folies d’Espagne di Marin Marais, qui riarrangiate per violoncello e viola, si possano confondere con le più arrovellate sonorità contemporanee degli altri pezzi di Nishimura, Scelsi, Pintscher, della Neuwirth, della Saariaho e dello stesso Knox. Ma quando un pezzo scritto più di tre secoli fa, di quelli che strappano una contorsione delle viscere, dialoga con tale stupefacente freschezza con quelli scritti cinque o dieci anni fa, non resta da pensare che la magia sia prima di tutto nello strumento e solo dopo nella scrittura musicale. Per esempio quando i due strumenti risuonano in spazi imbottiti d’atmosfera, si gonfiano e si spandono nella sala in modi inopinati come nei Viola Spaces dello stesso Knox, oppure il violoncello emana suoni diafani e caduchi come se esplorasse quanto può essere liberatoria la fragilità, come in Sept papillons della finlandese Kaija Saariaho, si resta stupefatti che così tanto di nuovo e sorprendente possa uscire da strumenti così antichi. Da un’antichità, per esempio, come quella del Quattrocento di Johannes Ockeghem, da una canzone del quale, Malor me bat, Knox ha tratto spunto – come fecero anche Nono e Maderna – per un duetto dalle frasi lunghe, dallo stile antico e dalla capacità nervosa postmodernissima. Allo stesso modo si ascoltano le moltiplicazioni sonore di Olga Neuwirth, la freschezza cantante di Matthias Pintscher, il pianto di Akira Nishimura, i mondi microscopici di Giacinto Scelsi, pioniere fin troppo sottovalutato del suono contemporaneo. Tutto, sia chiaro, detto con due strumenti che hanno attraversato i secoli e nascondono ancora tantissimi segreti.