La matita corre sul foglio, insegue un’idea, traduce una visione, interpreta un’emozione, si fa luce, ombra, colore. E’ così che nascono i capolavori di Amedeo Bocchi: nell’intimità di un foglio di carta, testimone della ricerca del pittore volta a restituire l’inestricabile groviglio delle emozioni umane. Lo dimostra l’esposizione Frammenti di emozione. Studi di Amedeo Bocchi allestita nella Sala polifunzionale e nella Sala dei disegni del il Museo Amedeo Bocchi dal 10 luglio al 31 ottobre 2010 a cura di Maria Chiara Cavazzoni.
Si tratta di disegni (circa 30 opere) dedicati allo studio del corpo femminile e maschile, a cui si affianca un percorso all’interno del Museo alla ricerca di opere pittoriche che siano “emotivamente” legate agli studi, alla ricerca di suggestioni che restituiscano, a chi ama i quadri di Bocchi, il senso della continuità del suo operare.
Le opere, appartenenti alla raccolta del Museo, fanno parte della donazione che nel 1999 permise l’apertura di una nuova e importante realtà museale cittadina, grazie alla congiunta volontà delle eredi del pittore – la cognata Rina Cabassi e la nipote Emilia Bocchi – che donarono le opere facenti parte della loro collezione, e dei responsabili della Fondazione Monte di Parma, che resero possibile l’allestimento e l’apertura al pubblico del Museo collocato presso Palazzo Sanvitale.
La vicenda umana e artistica di Bocchi è ormai nota a coloro che in questi anni hanno seguito le attività del Museo, impegnato a favorire la conoscenza del lavoro del pittore anche attraverso importanti esposizioni. Gli anni della formazione accademica, i rapporti con la famiglia Barilli, il trasferimento a Roma, la casa-studio a Villa Strhol –Fern; i rapporti con gli artisti e movimenti che colpiscono la sua sensibilità, come la pittura sociale, Klimt, Matisse, il Simbolismo, le esposizioni alla Biennale; il suo percorso artistico, defilato rispetto
alle correnti del ‘900, ma centrale nell’esperienza del secolo passato, vengono lette in rapporto anche alle dolorose vicende personali del pittore, la cui vita è segnata da numerosi e precoci lutti.
All’interno di questa cornice in cui arte e vita si incontrano e si fondono, emergono con forte evidenza poetica le opere pittoriche realizzate da Bocchi nel corso della sua lunga carriera, le quali affondano le loro radici in un meticoloso e approfondito lavoro preparatorio che si serve del disegno come di uno strumento di lettura della realtà.
Le opere temporaneamente esposte al Museo, coprono un arco di tempo che va dal 1909 al 1935 circa e sono accomunate non tanto dallo stile o dall’epoca di realizzazione, quanto dalla presenza di dettagli del corpo umano, oggetto su cui verte l’indagine del pittore. Si tratta di “studi”, opere nate, come il termine stesso suggerisce, per approfondire la conoscenza del corpo umano, ma soprattutto per coglierne la forza comunicativa nell’espressione dei sentimenti e dell’interiorità emozionale. Bocchi è uno studioso appassionato del corpo umano di cui cerca di comprendere le intime dinamiche, affinché la sua opera pittorica possa comunicare all’osservatore la realtà più privata del personaggio raffigurato e, al tempo stesso, una riflessione sull’essere umano in cui ciascuno possa riconoscersi.
Nelle due sale si susseguono studi di mani, di gambe, di busti femminili e maschili, ma non si tratta di una semplice enumerazione anatomica, quanto di una complessa ricerca di verità emozionale: ognuno di questi dettagli si carica, infatti, di una forte valenza emotiva che si ritrova intatta nelle opere finite, sia che esista un diretto riferimento allo studio esposto (Il viaggio di un’anima - 1920) sia che emerga un richiamo con alcune delle opere esposte al Museo.
A conferma della forte valenza evocativa di questi studi, si possono ammirare le opere pittoriche esposte nelle altre sale del Museo, all’interno delle quali è possibile trovare un’eco delle forme qui indagate. Si prospetta così un dialogo, tra le opere a disegno esposte temporaneamente e quelle pittoriche, che si presenta ricco di suggestioni visive, di rimandi e richiami che reciprocamente si integrano e si completano e che, sempre, ribadiscono la forza emozionale che le opere di Bocchi racchiudono.
Attraverso il disegno come strumento di conoscenza della realtà, Bocchi traduce sulla carta la vera sostanza dell’essere umano, affidandola ad un gesto, alla postura del corpo, alla posizione di un gomito. In questi dettagli è racchiuso il segreto della sua pittura, la sua capacità di fissare per sempre un attimo palpitante di emozioni.