14 ottobre 2010, ore 20.30 Auditorium Paganini Ensemble Recherche
Morton Feldman (1926-1987)
The Viola in My Life 1 (1970)
per flauto, percussioni, pianoforte, violino, viola e violoncello, 11'
Franz Schubert (1797-1828)
Streichtrio D 471 (1816)
[frammento]
per violino, viola e violoncello, 16'
Morton Feldman
The Viola in My Life 2 (1970)
per flauto, clarinetto, percussioni, pianoforte, celesta, violino, viola e violoncello, 12'
Franz Schubert
Variationen über "Trockne Blumen" D 802 (1824)
per flauto e pianoforte, 20'
Morton Feldman
The Viola in My Life 3 (1970)
per pianoforte e viola, 6'
Franz Schubert
Adagio D 897 (1828)
in Mi bemolle maggiore
per pianoforte, violino e violoncello, 10'
Da una parte un uomo ben piantato, muscoloso, fumatore, concreto. Dall’altra un signore timido, pacifico, bisognoso di protezione. Di qua il proprietario di una lavanderia a New York, di là uno che dà lezioni di musica a contessine boeme. Una musica lenta, snervante, eterea, sfilacciata, contro una musica bipolare, corporea, dolorosa. Uno che sosteneva che i suoni vanno lasciati lì dove sono, l’altro che per la prima volta nei suoni ha messo tutte le angosce del compositore. Un compositore quasi dimenticato e uno mai passato di moda. Tutti e due erano paffutelli, occhialuti, e se gli fosse stato chiesto il significato della loro musica avrebbero certamente risposto in coro: “c’est l’amour”. Anzi, a dire il vero Morton Feldman questa cosa l’ha detta veramente a proposito dei suoi The Viola in My Life, Franz Schubert no. O almeno non in maniera esplicita. Ma il parallelo che l’Ensemble Recherche ha scelto per questo singolare programma del nono concerto di Traiettorie 2010 – terzo dei cinque inseriti anche nel cartellone del Festival Verdi – non è solo il pretesto per un viaggio affascinante basato sulla passione che animava il profondo di questi due personaggi così diversi fra loro. Diversa sembra peraltro anche la loro musica. Feldman, questo americano folgorato da Cage, gioca coi suoni senza manipolarli, più hanno volume basso meglio è, odia tutti quelli chei suoni li infilano in serie matematiche o li frantumano in pezzi. Schubert, quell’austriaco terrorizzato dal confronto con Beethoven, quando scopre i suoni scopre il proprio io, crea una sintassi semplice, apparentemente imitabile eppure irriproducibile, solo sua, un suo segreto, una sua ricetta.
Nei quattro The Viola in My Life, di cui Recherche esegue i primi tre alternandoli a Schubert, Feldman fa crescere il suono impercettibilmente, lo fa penetrare dentro di noi in modo tranquillo, gradevole, quasi mistico, lui che era tutto fuorché un mistico. Schubert fa la stessa cosa, crescendo e diminuendo dosatissimi, nel famoso “Adagio dallo strano vuoto” come lo definì un noto musicologo, una sensazione mistica e priva di sdolcinatezze, lui che era tutto sentimento. La viola di Feldman si nasconde, riemerge, forma un ritratto senza che la vediamo, così come le variazioni di Schubert sono un trionfo spirituale senza che ne afferriamo le ragioni. Un giorno di fine anni Sessanta una ragazza sull’Ottava Strada a New York gridò a Feldman: “Sei il nostro Schubert”. Fu una, disse lui, delle esperienze più belle della sua vita.
15 ottobre 2010, ore 20.30 Auditorium Paganini Ensemble Recherche
Georg Kröll (1934)
"Tant plus ayme ..."
Hommage à Binchois (2003)
per flauto, oboe e clarinetto, 10'
György Kurtág (1926)
Signs, Games and Messages
Selezione di soli, duo e trio per flauto, oboe, corno inglese e clarinetto (1984-2001), ca. 20'
- Versetto (Apokrif Organum)
per corno inglese e clarinetto basso
- Hommage à J.S.B.
per flauto
- Hommage à Elliott Carter
per oboe
- Capriccio
per clarinetto basso
- Doloroso
per flauto
- ...Ein Sappho-Fragment...
per corno inglese
- ...après une lecture de Rimbaud...
per flauto
- In Nomine – all'ongherese
per clarinetto basso
- Jauchzet und frohlocket! – Auf! Schwung!
per flauto
- Hommage à Tristan
per corno inglese e clarinetto
Karlheinz Stockhausen (1928-2007)
Klang – 7. Stunde
Balance (2006-2007)
per flauto, corno inglese e clarinetto basso, 35'
L’Ensemble Recherche torna a Traiettorie 2010, questa volta in formazione di trio, per un altro concerto – il quarto in comune con il cartellone del Festival Verdi – che è davvero un modo particolare per festeggiare il ventesimo compleanno della rassegna di musica contemporanea ideata e diretta da Martino Traversa: il primo dei tre pezzi in programma – “Tant plus ayme...” Hommage à Binchois del settantaseienne austriaco Georg Kröll – fu eseguito in prima assoluta il 26 settembre 2003 proprio a Traiettorie e proprio dall’Ensemble Recherche, che sigilla così simbolicamente un connubio di lunga data che ha arricchito la rassegna della presenza di uno dei massimi gruppi di musica contemporanea del mondo.
Il pezzo di Kröll sembra a sua volta allacciarsi idealmente ai due concerti precedenti del cartellone di Traiettorie, laddove Garth Knox citava il compositore medievale Johannes Ockeghem e l’Ensemble Recherche interpretava la rassegnazione di Franz Schubert: anche Kröll rende omaggio infatti a un compositore antico, il franco-fiammingo quattrocentesco Gilles de Binchois, utilizzando un frammento melodico di un suo lamento d’amore, rielaborandolo e finendo nella rassegnazione di tornare al punto di partenza, un po’ come faceva Schubert, entrambi frustrati dal vano tentativo di cambiare le cose.
Ciò che segue nel programma è invece un assaggio da due colossi del Novecento, György Kurtág e Karlheinz Stockhausen. Il primo con dieci dei diciassette pezzi che compongono il polittico Signs, Games and Messages, formato da frammenti di altre opere di Kurtág riassemblate in collegamenti nascosti a formare messaggi in codice e dediche private nel pieno stile del grande compositore magiaro, un contrappunto quasi “alla Bach”, breve e mai uguale a se stesso.
Il secondo è uno dei pezzi del grande ciclo di Stockhausen Klang, ultimo monumentale progetto incompiuto del compositore tedesco basato su ventiquattro pezzi ognuno dedicato a un’ora del giorno. Siamo nel cuore dello Stockhausen-mistico. La fissità di questo cerimoniale musicale riferito alla settima ora, sia del giorno sia della Liturgia delle Ore, associato dall’autore a un colore verde quasi smeraldino, ed eseguito la prima volta nel 2008 proprio da Recherche, è ancora un’esperienza d’ascolto tutta da districare, una musica che guarda molto lontano da qui.