24 novembre 2010, ore 20.30 Casa della Musica Alfonso Alberti pianoforte
Federico Gardella (1979)
Di rami e radici (2009), 8'
Giuseppe Sinopoli (1946-2001) *** Prima esecuzione assoluta
Strutture (1969), 4'
Ivan Fedele (1953)
Études australes (2002-2003), 24'
- Tierra del fuego
- Platea di Weddell
- Cape Horn
- Aptenodytes
- Chionis Alba
Salvatore Sciarrino (1947)
Quinta sonata (1994), 14'
Stefano Bulfon (1975)
Giostre di cristallo (2000-2001), 4'
Sylvano Bussotti (1931)
Five Piano Pieces for David Tudor (1959), 18'
Piacere musicale e del pensiero, passato prossimo e recente, Novecento e Duemila. A chiusura della sontuosa edizione del ventennale di Traiettorie, il recital del pianista Alfonso Alberti propone un programma tutto italiano che riflette il suo gusto di studioso e di interprete, scelto lungo una linea musicale che privilegia la sonorità come stimolo intellettuale attraverso l’arguzia, l’ironia, il diletto.
Così si ascoltano per esempio le Études australes di Ivan Fedele, del 2003, che sembrano scappare dalle strade della contemporaneaità per riabbracciare un mondo pianistico che potrebbe sembrare del Liszt più edonista, o di Skrjabin o di Rachmaninov: è il mondo degli studi trascendentali, del pianoforte come strumento per il virtuosismo (Fedele nasce come pianista prima che come compositore). La contemporaneità è quindi non solo analisi del suono o sfida alla fisiologia dell’ascolto, è anche esplorazione di gestualità e timbri pianistici puri: ma l’interazione fra gesto del pianista, suoni, ritmi, colori, dinamiche, crea sensazioni e percezioni particolari nell’ascoltatore, facendolo rientrare pienamente nell’universo della musica contemporanea.
Oppure è un gioco a sorpresa, come i cinque finali diversi della Quinta sonata per pianoforte di Sciarrino, un’“opera aperta” che affida all’ascoltatore l’arbitrio di un discorso indefinito, che privilegia il pensiero che si evolve e ritorna sui propri passi, che seduce, e che non ha nulla a che fare con quello che apparentemente dice. In questo programma si pesca anche fra due estremi cronologici, Sylvano Bussotti e i suoi famosi Five Piano Pieces for David Tudor del 1959, una specie di avventura molecolare in una musica supervirtuosistica che fa del pianoforte e del pianista quasi un tutt’uno; e Giostre di cristallo di Stefano Bulfon (2001), guarda caso profondamente segnato dalla musica di Bussotti e Fedele, che invece cerca di inserirsi fra i cambiamenti delle molecole. Insomma, il massimo del caos e l’ambizione di fermare l’attimo del cambiamento. In mezzo, le evoluzioni della molecola, i timbri sonori che germinano da sonorità diverse nel pezzo di Federico Gardella Di rami e radici.
Il momento più intenso è senz’altro la prima assoluta di un pezzo di Giuseppe Sinopoli, Strutture: qui non servono discorsi, basta l’emozione di ascoltare un frammento inedito lasciato da uno degli uomini di cultura più profondi dell’Italia di fine Novecento.